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Qualcosa d’altro su cui essere d’accordo PDF Stampa E-mail
Scritto da Filippo Loro   
Giovedì 21 Gennaio 2010 00:00

 

È un gioco, si sa, un passatempo che col tempo diventa più importante di tutto il resto, ma sempre un passatempo. Non credo che se ne possa parlare come di un’attività seria, no, si tratta proprio di un gioco, di una sottile pantomima a due che sembra non debba finire mai, anche se poi non è vero, e tutti, dico tutti, in questo gioco o passatempo o pantomima o altro, manifestano.

Come tutte le cose che non sono inaspettate ma accadono ugualmente all’improvviso, così quel tipo grande e grosso entra in casa dopo il lavoro, con la lentezza violenta di un caterpillar determinato a demolire, torcendo la maniglia come se fosse la mano di un estorto e lasciando la porta aperta. Poi si dirige a lunghi passi meditati verso il soggiorno, si chiama così quello dove c’è il divano e la TV e di solito è collegato con la cucina, perché non so mai se è meglio dire salotto o soggiorno. Comunque nel soggiorno o nel salotto dove, seduta su una poltrona spaiata da tutto, c’è una donnina magra e triste che proprio in quel momento si sta alzando con un bicchiere vuoto in mano.

Che poi manifestare è positivo, a volte serve persino a qualcosa anche se per lo più fa perdere tempo, ed ecco che quando si manifesta, dalla parte opposta c’è una reazione, e i rapporti sono fatti proprio così, azione e reazione, e se poi si riesce a comunicare davvero si tratta di un soprappiù, quasi pleonastico. Nel senso che non è quello l’importante, può sembrarlo ma non lo è, visto che anche quando si comunica con se stessi il più delle volte o ci si racconta delle bugie o non ci si ascolta neppure.

Sì, è una strana coincidenza che proprio in quel momento la donnina magra e triste decida di raggiungere il pensile della cucina dove tiene il brandy per i dolci, che lei l’ultimo dolce che ha fatto risale forse a dieci anni prima. Per questo il tipo grande e grosso che poi è suo marito la blocca prendendole il polso, un po’ più delicatamente di come aveva afferrato la maniglia ma neanche tanto, e la obbliga a lasciare cadere il bicchiere sul tappeto dove emette un tonfo sordo ma non si rompe.

Ma si diceva di questo gioco a due di azione e reazione, che porta ogni volta le persone a farsi del bene e subito dopo a farsi del male, come se si dovesse continuamente controbilanciare un effetto con un altro, come se il cuore, sì lo so che il cuore non c’entra ma bisogna pure dare un nome alle cose, come se il cuore non potesse che vivere in un eterno equilibrio, anzi più che equilibrio in un eterno bilico fra i due baratri del ricevere il bene, e farlo, e ricevere il male, e farlo.

Che poi nessuno dei due lo raccoglie quel bicchiere caduto, uno di quelli bassi e larghi, forse un bicchiere da whisky, senz’altro da liquore ma certo non da brandy, e piuttosto che chinarsi preferiscono guardarsi negli occhi per un po’ mentre si scambiano frasi irritate per motivi diversi, e comunque lui non molla quel polso sottile e percorso da grosse vene in rilievo, e d’altra parte lei non fa nulla per liberarsi da quella presa non dolorosa ma ferma e decisa, e insomma continuano a scambiarsi parole che assomigliano sempre più a insulti, fino a quando il tipo grande e grosso lascia quel polso sottile e raccoglie il bicchiere basso e largo sbuffando forte mentre la donnina magra e triste si rifugia in un’altra stanza, no, non in cucina, forse in bagno.

No, perché certe volte si dice che fra due persone un problema diventa grave e non più risolvibile quando non c’è dialogo, ma a ben vedere anche fra due che dialogano con la verve dei protagonisti di una commedia shakespeariana spesso i problemi s’ingigantiscono a dismisura e poi tutto finisce in merda, per così dire, o comunque tutto finisce, anche se poi ci sarà sempre qualcuno pronto a dichiarare che fra quei due non c’era dialogo, ed era proprio quello il problema principale, che non c’era dialogo.

Passata tipo una mezz’ora, la donnina eccetera eccetera torna in soggiorno con piglio combattivo e si dirige verso il tipo eccetera eccetera che se ne sta seduto sul divano davanti al televisore acceso, e dopo essersi abbandonata sulla sua poltrona inizia, anzi continua a parlare, mentre da parte sua anche lui inizia anzi continua a risponderle, e nel frattempo alla TV ci sono dei tipi eleganti chiusi in uno studio televisivo tutto sui toni del grigio e del giallo che stanno litigando su qualcosa di importante, e così piano piano, sia lei che lui smorzano i toni, abbassano la voce, fanno pause sempre più lunghe tra una frase e l’altra, non si guardano neanche più ed ecco, nel giro di dieci minuti seguono la discussione televisiva dove gli attacchi personali, gli insulti, le obiezioni, le battute ironiche o sarcastiche, tutto viene fatto con una professionalità inarrivabile sia per la donnina eccetera eccetera che per il tipo eccetera eccetera.

Che forse il segreto, quando non ci si sopporta quasi più e non si condivide più niente è proprio essere capaci di trovare qualcosa d’altro su cui essere d’accordo, ed ecco che la TV in questo è perfetta, dal momento che offre idee già bell’e pronte, convinzioni già complete di argomentazioni convincenti, e il bello è che dalla TV arrivano quasi solo idee e convinzioni con cui è difficile non essere d’accordo, soprattutto se si è dotati di buon senso, perché certo, se si è anche delle persone piene di idee strambe, allora la TV non serve a niente, anzi in certi casi fa più male che bene, tipo quando in una coppia uno dei due è di quelle persone che gongolano tutte ad avere idee diverse da quelle comuni e l’altro no.

Insomma, alla fine i due si zittiscono, lei addirittura raggiunge il marito sul divano perché dalla poltrona vede la TV un po’ di sbieco, e se va bene per i telefilm o i quiz, quando c’è un programma serio preferisce essere ortogonale all’apparecchio, e lui addirittura sposta il suo culone per farle un po’ di spazio, e insomma seguono il programma in un silenzio reverenziale, addirittura quando uno degli ospiti ne insulta un altro e tutti e due si alzano all’unisono con i pugni chiusi ecco, marito e moglie si guardano di sfuggita e abbozzano un sorriso di intesa, pregustando la rissa che poi naturalmente, grazie al provvidenziale intervento del conduttore, non scoppia, e così fino al termine della trasmissione sembrano una coppia sposata che dopo una dura giornata di lavoro e di faccende domestiche si rilassa davanti alla TV, ma ecco che già durante la sigla finale lei riguadagna la sua poltrona, lui allarga le gambe fino a occupare quasi tutto il divano, e a starci attenti si intravede anche una reciproca occhiata in cagnesco tanto per far capire uno all’altra come gira, che si è trattato solo di una sospensione, di una tregua e non certo di qualcosa di duraturo.

[da Racconti A TEMA per Zammù: direzione obbligata]

 

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