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Decido io quando è notte PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Sofo   
Mercoledì 08 Settembre 2010 00:00

La sua lingua, che non vedevo, aveva fatto un movimento impercettibile tra il palato e i denti. Non di quelli che si fanno per beccare cazzo, ma di quelli involontari che ci servono per provare a ristabilire all'interno del corpo un equilibrio che si è spezzato, non appena la voglia di entrare nel corpo di un altro ci fa sentire che ci manca qualcosa, fosse anche solo quel po' di saliva riacquistato con un movimento di lingua, impercettibile, tra il palato e i denti. L'uomo lo ricordo, ma non ricordo perché.

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Emma PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Marinelli   
Venerdì 06 Agosto 2010 00:00

Gratto l’asfalto col piede.
Le mie scarpe sono consumate; sono quelle con cui vado a lavorare tutti i giorni, d’altronde.
Lo gratto e guardo intorno se arrivi.
Sei in ritardo e non è affatto strano.
Ma le margherite che ho in mano si stanno afflosciando.

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Eleonor e le gardenie PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimiliano Città   
Mercoledì 28 Luglio 2010 00:00

E talvolta nei rari momenti di lucidità, quando sei presente a te stessa, finisci per chiederti stupidamente come una bimba di fronte l'esistenza di babbo natale, ma m'amano davvero? Tutti in fila, davvero m'amano? E poi, con un sorrisetto che non saprei definire concludi che sì. T'amano. T'amano fino a tal punto da fornirti da sé di roba. Ti riempiono come un tacchino farcito e tu sei bell'e contenta. Fino alla prossima dose. Io ho smesso, e poi ripreso. Adesso sono qui. Con la profonda convinzione di sapere che è l'ultima volta.

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Scalzi e con gli occhi ridenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Ilaria Demurtas   
Mercoledì 21 Luglio 2010 00:00

Sono le nove. Corro via per imbarcarmi. Ti cerco con gli occhi. Dove sei. Mi hai chiamata in albergo: “Vengo da te”, queste son state le tue parole. Tremo e il caldo soffoca. M’incanto; il mare riflette colori smorti, lordi, torbidi che si fondono al bianco del traghetto. E vedo una passerella sul mare.
Salgo. Ti troverò lassù ad aspettarmi. Sento l’odore della nave. Di cosa sanno le navi? Di un viaggio a Genova, quando avevo un anno, insieme ai miei genitori. Conservo una foto: sono seduta in un letto. Non guardo l’obiettivo, ho tra le mani un profumo. Il mio sguardo è rivolto a destra, la bocca aperta, gli occhi grandi sgranati, le guance colorate da due rossetti, i capelli lisci a caschetto, la frangia.

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Elephant PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Marinelli   
Mercoledì 14 Luglio 2010 00:00

Quando io ero piccolo, c’era un tizio che lavorava nella casetta qua accanto; usciva con un giubbotto verde acido e una bandierina rossa, premeva un bottone e l’asta si alzava.
Poi un giorno è caduto indietro, per uno sbilanciamento, tra i campi d’ortiche sul ciglio della strada e da allora hanno automatizzato il passaggio.
Però adesso quando deraglia la littorina non lo sappiamo mai.

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Che c'è per cena? PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Chimenti   
Venerdì 09 Luglio 2010 00:00

«Avanti», disse da dentro una voce maschile annoiata. Forse ero il duecentesimo di quel pomeriggio che andava da lui a chiedere informazioni su quel lavoro. Aprii la porta e salii il gradino improvvisato con due mattoni sbertucciati sugli angoli. Entrai guardandomi intorno. Vedendolo da quella prospettiva dentro non era così minuscolo e claustrofobico come da fuori immaginavo. Sulla destra in fondo c’era una scrivania in legno chiaro ed una sedia in finta pelle con le rotelle ed un uomo che ci si dondolava in avanti. A guardarlo fisso faceva venire il mal di mare. Sulla sua sinistra una stufetta che buttava un gettito continuo d’aria calda. Doveva essere bollente. L’orecchio sinistro del tipo al tavolo era incandescente. Ci si sarebbero potute cuocere due uova sopra.

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Con gli occhi sul soffitto PDF Stampa E-mail
Scritto da Mattea Rolfo   
Mercoledì 07 Luglio 2010 00:00

Si aggirava per la cucina, cercando nei cassetti qualcosa da sgranocchiare. Avrebbe addentato anche il sottopentola di legno a forma di grappolo d’uva, ma solo nel caso in cui non ci fosse stato proprio niente di commestibile, se non altro per spaccarcisi su i denti e provare un qualche dolore che lo distogliesse dal vuoto che aveva nello stomaco. Invece trovò un pezzo di pane, e in frigo un tozzo di pecorino con una crosta spessa e dura. Il formaggio era una pietra spessa e dura come spessa e dura era la crosta, e come una pietra di montagna indossava un’aureola di muffa, verde e rigogliosa. Raschiò nervosamente tutta quella vegetazione abusiva, quindi attaccò la crosta.

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Il padre di Marta PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca Panzacchi   
Mercoledì 23 Giugno 2010 00:00

Stamattina diluvia e la corriera sarà certamente in ritardo. Forse ci accompagnerà il padre di Marta. Una piccola fitta mi punge lo stomaco. Sorrido. Conosco appena suo padre, perché ha vissuto all’estero per quasi sei anni. È un bell’uomo, ricercato nei modi e nell’abbigliamento. Ho sempre invidiato la sua libertà. Lui è andato via, io sono rimasta. Quando apro il portone la macchina mi attende a motore spento. Marta come al solito si è seduta dietro, mi parla ma io non la seguo, la mia testa è altrove. Studio i movimenti di suo padre, il modo in cui fa scivolare la mano sul cambio sfiorandomi il ginocchio.

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E se viene la guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Satanassi   
Venerdì 18 Giugno 2010 00:00

Mio babbo, comunque, quando era giovane non abitava qui, però la domenica sera andava dietro al circolo dei comunisti, dove d’estate c’era il cinema e c’era il carretto che vendeva i cocomeri. Allora, mio babbo e i suoi amici – che io non so chi fossero – correva sullo spiazzo di ghiaia tra le sedie e passava vicino al carretto, faceva una gran cagnara e uno degli amici fregava un cocomero, poi scappavano per i campi, lo spaccavano sui sassi e se lo mangiavano. Una volta mio babbo si è sporcato la canottiera e a quei tempi non è che avevi tanti panni di ricambio, quindi si è lavato nella fontana del piazzale, ma sua mamma l’ha beccato lo stesso e l’ha riempito di schiaffoni, anche se tutti e due erano comunisti. Allora io penso che, forse, i comunisti hanno cominciato a picchiarsi tra loro, per quello non vanno più a Predappio a fare a schiaffoni con i fascisti.

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Astice PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Candida   
Venerdì 11 Giugno 2010 00:00

Anche tre giorni fa, ed ecco che comincio con la storia che qui volevo raccontare fin da principio, mi trovavo per l'appunto proprio al Mercato Orientale di Genova. Passeggiavo tra i banchi del mercato assieme ad Amanda. Era un sabato. Saranno state le tre o le quattro del pomeriggio. Ricordo che faceva molto caldo. Amanda era affascinata dal fatto che le mille trecento sessantanove creature aliene che avevo classificato e descritto nei miei libri derivassero, in realtà, dall'incrocio tra crostacei, cetacei, insetti, dinosauri, e altre specie e famiglie di animali dai nomi assai più complicati. Naturalmente appena mi accorgevo che più che lodarmi Amanda stava soltanto cercando di ficcarmi sotto i piedi un qualche piedistallo, io mi affrettavo a fare subito un balzello più in là al fine di evitarlo.

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Sul prato PDF Stampa E-mail
Scritto da Elisabetta Liguori   
Mercoledì 09 Giugno 2010 00:00

Arriva da me ansimando, mi sorride pallida, mi parla lentamente. Chiacchiera di qualcosa. Da ultimo ha preso a raccontarmi del nuovo giardiniere. Dice che è un bravo uomo. Che è gentile con lei. Io l’ascolto con gli occhi. E’ facile per lei raccontare le cose, perché Anna è una donna buona e tutto è più facile per le persone di buona indole.
Prima di Anna c’era stata una polacca.

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Di nuovo sulla strada PDF Stampa E-mail
Scritto da Erwin de Greef   
Mercoledì 02 Giugno 2010 00:00

La stranezza di questa notte con la tromba di Charlie Parker (“Summertime”, così struggente e profonda) che mi fa stare sereno, che mi mette in pace con il mondo intero. Negli altri tavoli e all’angolo del locale, i ragazzi rollano le cartine e il vino gira veloce, mentre le parole muoiono, spezzate sul crinale della nostra solitudine.
C’è una ragazza con lunghe ciglia tristi, carnagione bianca, capelli neri, occhi neri. È il corpo sacrificale di questa notte amica, stretta tra le braccia dentro il suo mistero.

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Un buon pretesto per iniziare a bere PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Mazzoli   
Mercoledì 26 Maggio 2010 07:25

Fu durante uno spettacolo che ritornò inaspettatamente nella mia vita, prendendola a calci come si fa con un cane e, da quel giorno, non riesco a liberarmi di lui.
Quella volta ero sul palco, come al solito. Stavamo mettendo in scena il Cyrano di Rostand, ed io interpretavo Cristiano. Colpi di spada e piroette danzanti che avrebbero affascinato anche lo spettatore più esigente, eppure non sentivo applausi.
Una notizia incredibile era entrata in sala e ora stava girando da una bocca all’altra, rubandomi la scena da sotto i piedi. Il teatro mi crollò addosso e nessuno mi guardava. Io non esistevo più, né Cyrano né le belle parole di Rostand. C’era solo questa voce che girava. Che gira tra il mio pubblico in fermento, durante il mio spettacolo e che mi relegò in un angolo buio o oscuro come il mio umore.

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Skyscraper PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Milanese   
Mercoledì 19 Maggio 2010 00:00

Un vanto, uno stupido orgoglio per una cittadina di poche decine di migliaia d'abitanti che occupa una porzione di niente ad ovest di Milano. Nella piana, nelle risaie, dove l'unica specialità della zona sono le rane, ovviamente insieme ai più fastidiosi insetti del pianeta.
Già questo, e tu lo sai benissimo, potrebbe dare un idea ben precisa su quale razza di posto sia Mortara.
Il pilone giallo scuro è la prima cosa che si nota entrando in città (paese?), insieme al cartello di benvenuto. Quello con la scritta grande e sotto tutte le città gemellate in giro per il mondo, una cittadina polacca, una francese, e l'unica di cui ti sei sempre ricordato il nome: Santa Cruz, Argentina.

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sunday morning PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Marinelli   
Mercoledì 05 Maggio 2010 00:00

Guaio come lo diciamo noi, a Casacalenda. Guaio che vuol dire una cosa non proprio normale, un po’ brutta, ma non esagerata. Un guaio mette in allarme. Nulla più. Non mi aspetto nulla di grave. Aveva la voce fioca e trattenuta, ma non mi preoccupo. Se fosse successo qualcosa di davvero grave, un guaio serio, non avrebbe chiamato me.

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Nel nero PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Gori   
Giovedì 29 Aprile 2010 00:00

Miliardi di luci. Mi scelgo la finestra accesa di un casermone in periferia. La seconda da sinistra, sesto piano. La sagoma di una donna, in controluce, appoggiata al davanzale. Mi ci gioco tutto. Vorrei essere lì e irrompere nella tua vita. Suonare il tuo campanello e arrendermi a te, consegnarmi, chiunque tu sia. Chiederti di salvarmi, di portarmi via con te. Di lasciare la tua casa, la tua famiglia, se ne hai una. E scappare insieme dalla notte. Sei una sconosciuta, forse puoi farlo sul serio. Magari hai una macchina abbastanza veloce. E poi forse in due si riesce a sconfiggere la notte. In due forse non si muore.

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Io so chi sei PDF Stampa E-mail
Scritto da Mariagrazia Di Stasi   
Mercoledì 21 Aprile 2010 00:00

L’ho vista!
Una donna dai capelli rossi, fisico slanciato e scattante, è apparsa per un attimo in uno degli specchi. È stata un’impressione così fuggevole, che ho quasi pensato di aver avuto un’ allucinazione. Mi sono messo a girare per tutta la casa, ho scrutato in ogni stanza e in ogni angolo, naturalmente non c’era nessuno. A furia di stare solo, certe volte mi prendono le paranoie.

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Riflessi di donna (Conchita, Ada, Monica, Irina) PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Ubertone   
Giovedì 15 Aprile 2010 00:00

Ada ha ottantaquattro anni, e da mesi non lascia il letto. Il suo cuore è malandato ma ancora ben vivo, e non sopporta le ingiustizie.
Ada è dalla parte di Conchita al cento per cento. Pensa che una donna così bella, e con quel temperamento, non può sprecare la vita con un uomo che non ama. Sa che solo Ramon (il bel Ramon) potrà renderla felice, e spera tanto che lei trovi la forza di ribellarsi.

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Risciò PDF Stampa E-mail
Scritto da Maria Silvia Avanzato   
Mercoledì 07 Aprile 2010 00:00

Mi piaceva vedere la mia faccia esasperata in mille forme. Mi spaventavo, guardandomi riflesso e mi chiedevo come sarei stato nello specchio successivo: più avanzavo, più ero lontano dalla mia vera faccia.
Mario sostava davanti a uno specchio oblungo che gli tirava i lati della bocca verso l'alto.
«Senti, Rinaldi, di tutti i giochi che ci sono, questo fa lezzo!»
Vedevo la mia testa dilatarsi in curve ampie, sbiadite, mentre Mario si disfaceva nella sua parte di specchio: così allungate e deformi, le nostre immagini riuscivano a fondersi e toccarsi.

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Bagliori d’ombre mosse PDF Stampa E-mail
Scritto da Emèl Mamìya   
Mercoledì 31 Marzo 2010 00:00

Buttato nell’angolo in fondo, in penombra, lo zaino sotto la testa, gli occhi che perforavano i segreti di un vecchio libro bordeaux.
Era altrove, palesemente.
Lo aveva osservato in tralice per pochi, gonfi, lenti minuti.
Poi, era tornata a cercare il proprio riflesso scomposto nelle profondità del grande specchio – iridescente di bottiglie – appeso alle spalle del bancone.
D’un tratto, la voce di lui l’aveva raggiunta senza preavviso:
«E tu, perché stai male?»
Silenzio.

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Specchi e altri demoni PDF Stampa E-mail
Scritto da Elena Gessi   
Mercoledì 24 Marzo 2010 00:00

Feci visita a diverse dietiste.
Una era anche il chirurgo estetico che aveva rifatto le labbra a mia mamma. Il suo studio sembrava uscito da una telenovela americana: bianco e rosa pieno di fiori finti dentro enormi vasi.
Un’altra invece mi lasciò di stucco perché era lei stessa evidentemente obesa. Mi intimò di dimagrire almeno dieci kg.
Quella che lavorava in ospedale si dimostrò la più comprensiva: dopo essermi pesata, ogni volta piangevo, mentre lei cercava di consolarmi. Una volta addirittura mi abbracciò mentre singhiozzavo come un neonato.
Furono tutte esperienze fallimentari: dimagrivo qualche kg, poi, stremata, smettevo di presentarmi agli incontri settimanali, sentendomi all’improvviso leggera come un ergastolano appena uscito di prigione.

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Dormirò domani PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Usai   
Mercoledì 17 Marzo 2010 00:00

Apro gli occhi sulle tre del mattino, mi rendo conto che nei pochi minuti di riposo che questa notte d’insonnia mi ha concesso ho sognato di una notte insonne. Sono sfinito e fa un gran caldo mentre fuori un temporale, primo anticipo d’autunno, sferza la terra indurita da troppi mesi di siccità. Scrosci d’acqua e tuoni sono una colonna sonora poco rassicurante, dopo tanto tempo è un rumore non più familiare, pare che da un momento all’altro possa arrivarci addosso un’onda di piena a spazzarci via e cancellarci dalla faccia della terra. Mi sento sprofondare nelle lenzuola, madido di sudore e oppresso dal peso sullo stomaco ereditato dal sogno di poco fa o forse dalla cena mandata giù senza troppa convinzione.

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Sotto il bicchiere PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Gori   
Giovedì 11 Marzo 2010 00:00

Vedremo la morte degli altri, la natura e gli uomini che si piegano e cadono e stillano sangue arancione. E dopo, tante mosche come me che accorreranno a banchettare sui corpi. Poi l'odore della pioggia marcia entrerà dalla finestra, e come una carezza la sentirai scendere lungo il bicchiere, penetrare le fibre della tovaglia e arrivare fin qua, in questa mezza bolla di vetro, a ricordarti quello che sarai. Non c'è scampo a quella pioggia che ha affogato i ramarri verdi e violentato le violette.

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Goblin PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio F. Centamore   
Giovedì 04 Marzo 2010 00:00

Annuirono ancora. Stavolta cadde un silenzio greve, quasi imbarazzato. Era come quando si entra a notte fonda in camera da letto, in punta di piedi per non svegliare la moglie o i propri figli. I fogli contenuti nella carpetta di cartoncino frusciarono per infiniti secondi, foglie di un autunno che si vorrebbe dimenticare e buttare alle spalle. Eppure tornano sempre sotto la tua porta di casa, sospinte da un vento che non ha più nulla di casuale o naturale.
«Da quanto tempo è sposata, Margherita?»
«Come scusi?»
«Non mi ha sentito? Quando tempo fa si è sposata?»
«Mi perdoni, stavo pensando. Sono sposata da poco, quasi due anni.»

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Volevo assomigliare a mia madre PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Chimenti   
Mercoledì 24 Febbraio 2010 00:00

Adesso assomiglio sempre a lui. Anche se lui non ha cicatrici, ma soltanto rughe. Verranno anche a me le rughe. E mi verranno proprio negli stessi solchi. È la pelle, è il dna, dice mia madre, con una punta d’orgoglio. Passo la maggior parte del tempo con un pezzo di carta igienica in mano pronto a tamponarmi le ferite.
La faccia mi frizza. A volte ci metto sopra il sale e mi sento formicolare tutta la pelle, come se si volesse staccare. Come alzare un tappeto. Come un’onda. Altre mi strizzo sulle labbra tagliate un limone intero. E piango. Mi si inumidiscono gli occhi fino a non vedere più la mia immagine. Vedo un qualcosa di deformato, con i bordi diluiti nell’aria, con i contorni sgranati come in una foto mossa. Ed allora sorrido perché non mi riconosco. E sorrido perché la mia trasformazione si è compiuta, perché ho raggiunto il mio obiettivo, perché, finalmente, ce l’ho fatta.

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Direzione Obbligata PDF Stampa E-mail
Scritto da Malos Mannaja   
Giovedì 18 Febbraio 2010 00:00

Sono le cinque e trenta del mattino.
Maria attraversa il parcheggio lasciando che i passi la conducano oltre le sbarre del cancello. La fabbrica profuma di straordinario e il cielo sgrana le pupille nere sbalordendosi di quanto possa essere avvolgente la sua fitta trama fatta di routine. “E che si fotta, il resto” - rimugina, provando ad ingannare il tanfo di metallo madido di sudore che le viene incontro - “Sono io a pensare? No… Sono io a parlare? No… Sono io a decidere? No…”
Forse comincia a piovere. Nel dubbio intanto un tuono la rimbrotta con rifiuto uguale.
Un calcio a una lattina rannicchiata contro il marciapiede, mentre con gli occhi bassi studia la punta delle scarpe. “Passi… Eh, speriamo solo che passi!”.

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Occhi di terra e muschio PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Sartori   
Mercoledì 17 Febbraio 2010 00:00

A scuola era la più brava. Sapeva tutto prima ancora che le venisse insegnato, qualcosa la univa alle generazioni che l’avevano preceduta. Possedeva il mistero che le altre ragazze ancora non avevano. Si poteva giustificare il suo talento come un dono dei morti. Bastava che leggesse una qualche poesia, la voce le si modificava, i poeti scendevano in lei, li ospitava il tempo necessario per farli camminare qualche metro.

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Aegyptus PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Fabbri   
Giovedì 11 Febbraio 2010 00:00

Se la situazione non fosse, per me, così drammatica, anzi tragica, ci sarebbe da ridere. Sono infatti accanto alle grandi ricchezze di un’epoca antichissima e attorno rendono onore al faraone, re dio, serrati nei loro ranghi, con le spalle di fronte e i volti di profilo, schiavi, operai, guerrieri, comandanti con i loro carri di guerra, sacerdoti e divinità. Sfilate che in ogni parete convergono al centro verso il sovrano assiso in varie pose. Su un carro di guerra tenendo i vinti in pugno per i capelli, su una nave nelle vesti di Osiride, oppure assiso in trono amministrando la giustizia. Qui, in questa sala sotterranea, a tutto tondo ci sono soltanto la statuetta dell’ushebti che impugna zappa e marra per coltivare i campi nell’aldilà, e la statua del faraone con in mano i segni del potere, lo scettro e la frusta.

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L'attesa PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosa Tiziana Bruno   
Mercoledì 10 Febbraio 2010 00:00

La gente si ferma, guarda e poi dice la sua. Intorno alle tele si accendono dibattiti e nascono domande. Ipotesi varie e fantasiose si alternano alle più lucide previsioni.
Di sicuro, anche a bordo del treno saranno nate nuove vite e i genitori si staranno chiedendo cosa ne sarà dei bambini una volta giunti a destinazione. Si domanderanno se i loro figli sapranno vivere senza lo spettacolo cangiante del paesaggio in corsa visto dai finestrini. Se l’arrivo sarà complicato o doloroso come lo spuntare del primo dentino.

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Il sapore del sangue PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario Favini   
Giovedì 04 Febbraio 2010 00:00

Sento un manganello che sbatte forte sulle sbarre e mi sveglio.
È così ogni mattina: i secondini passano da una cella all’altra, picchiando i loro bastoni sul metallo freddo.
I sogni si dissolvono in frammenti, sostituiti per un attimo dai ricordi dei giorni che ho passato qui dentro, dei giorni che ho passato in questo carcere.
Poi penso alla giornata che mi aspetta, all’ennesima giornata da detenuto che sto per trascorrere, e alle quindici ore di fatica e sofferenza che mi attendono.

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Divieto di svolta a destra PDF Stampa E-mail
Scritto da Luana Vergari   
Mercoledì 03 Febbraio 2010 00:00

Bologna 18 dicembre 2012
Dicembre

Mi ha chiamato mia madre e mi ha detto che a Roma fa caldo e che non sembra per niente dicembre. Ho pensato che questa storia qua, della Direzione Obbligata, mi ricorda quella di quel racconto che andava di moda qualche anno fa e che io avevo letto una volta che era dicembre ma c'era caldo.
Nel racconto, a un certo punto, diventata vietato il marrone, qui a un certo punto è diventato vietato svoltare a destra.
Dicono che sia una questione di ordine pubblico e che basti abituarsi per trarne giovamento, io non so. I Supermercati più vicini sono tutti alla destra uscendo dal portone e ora per raggiungerli devo fare il giro dell'isolato e per tornare a casa è un delirio. A Bologna non ci sono neanche nata e per me è difficilissimo.
Oggi mi sono persa tre volte prima di tornare a casa con un pacco di pasta, sette mele rosse e delle lenticchie per la minestra.
Tag: direzione obbligata

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