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Scritto da Carlo Schiavo
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Lunedì 30 Agosto 2010 00:00 |
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Sette racconti intensi, e soprattutto molto ben congegnati e scritti. In Commedia fragile il Narratore è un dio difettoso, un osservatore distaccato e venato di amarezza e disillusione; Il non più giovane Holden procede per elementi che si riprendono, accumuli successivi e a volte concentrici, fra descrizione e flusso interiore, con scivolamenti quasi cantilenanti e musicali dei punti di vista, che rilasciano effetti di straniamento.
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viaggio obliquo (poesie 1995-2009) |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 23 Agosto 2010 00:00 |
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Come nella migliore tradizione sperimentale (qualunque cosa voglia dire l’espressione sibillina: “tradizione sperimentale”), la domanda sull’essenza della poesia è inaugurale, ma scivola subito nel paradosso di una risposta che, seppur meditata e articolata, non può mai essere definitiva. (Il crisma del definitivo è stigma del fallimento, come si cercherà di dimostrare…)
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La mia waterloo ventricolare |
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Scritto da Graziana Lucarelli
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Lunedì 16 Agosto 2010 00:00 |
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La copertina mi ha fuorviato, o meglio mi ha fatto pensare che quello di Roberto Di Egidio fosse un libro da non prendere troppo sul serio e in effetti, purtroppo e in parte, lo è. Il titolo, immaginifico e discretamente ispirato, parla di battaglie e sconfitte del cuore ma, proprio perché “ventricolari”, le battaglie escono dai confini della sfera emotiva per concretizzarsi nel mondo e assumere le forme più svariate: terremoti, funghi atomici, distributori automatici di coca-cola sbalzati dal terreno, ma non solo.
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Scritto da Alessia Mocci
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Giovedì 12 Agosto 2010 00:00 |
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L’autrice, Patrizia Gallo, attraverso il poemetto in prosa è riuscita a costruire un telaio letterario di perfetta fattura amalgamando il filo della poesia con il filo della prosa poetica, ed ancora il filo della citazione con il filo dei ricordi di vita della protagonista.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 09 Agosto 2010 00:00 |
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Gli episodi “del passato”, sono narrati con coinvolgimento e non sono circoscritti al mondo scolastico. Ne esce un affresco pittoresco del complesso popolare del “palazzo Rosso” di Arcella (Imola), dove si muovono quelle tipologie di personaggi della vita reale e di situazioni domestiche che oramai sono estinte. È una vita di quartiere descritta deliziosamente, anche se viene calcata troppo la mano sull’inflazionato espediente del citare e ripetere precise marche di prodotti e programmi televisivi dell’epoca.
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Scritto da Simone Rossi
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Mercoledì 04 Agosto 2010 00:00 |
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Iacopo Barison si scrive con la I e ha scritto un romanzo che si chiama 28 Grammi dopo (Voras Edizioni). Sì, sono grammi di fumo. Sì, è un titolo un po’ così che richiama l’apocalittico 28 Giorni dopo che, se non sbaglio, dovrebbe essere dello stesso regista di Trainspotting. È nato nel 1988, Iacopo, questo è il suo primo romanzo e l’ha scritto due anni fa. Ci verrebbe bene un film tipo L’Odio, se fossimo gente interessata alla trama: c’è un protagonista e due spalle e tutti e tre si drogano tantissimo, poi c’è una ragazza bellissima e dei delinquenti con i tatuaggi della malavita messicana, a Milano piove e si sta di merda e l’umanità, in generale, è uno spreco di energia creativa.
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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Lunedì 02 Agosto 2010 00:00 |
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I cani, quelli là fuori ma pure quelli là dentro, dentro al libro di Tetti, sono uni e trini. Sono i mammiferi domestici della razza dei canidi. Sono le persone spregevoli. E poi sono pure un po' l'innesto meccanico della morte. Che a pensarci, son altri gl'animali a cavallo dei quali vien l'idea della morte: i ratti, le mosche, i vermi, mica i cani. Certi dittatori cileni. Attraverso gl'occhi del Camaleonte, passa alle volte, la morte. Ma mai pei denti dei cani.
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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Lunedì 26 Luglio 2010 00:00 |
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L’emigrante è l’affannoso centro del romanzo di Maffìa, la frustazione dello sdradicamento, l’emarginazione un po’ voluta, un po’ subita, la lontananza dagli affetti: “Gli emigranti sono vermi fuori posto, non vivono nella mela dove sono cresciuti, nella ciliegia sull'albero, ma dentro un piatto estraneo e rischiano d'essere schiacciati a ogni istante.”
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In questo bar non consuma nessuno |
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Scritto da Fabio Mele
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Lunedì 12 Luglio 2010 00:00 |
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Zanobbi ci regala uno spaccato sociale, quello degli anni Settanta appunto, vissuti nell’area marchigiana, dove micro e macro-vicende si fondono in un unicum. La storia coinvolge il lettore nella vita di tutti i giorni del protagonista, dall’adolescenza alla gioventù, dalla sua famiglia al gruppo di amici, dal bar in cui si ritrovano alle avventure con le ragazze, fino all'età adulta.
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Passaggi e altri abbandoni |
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 05 Luglio 2010 00:00 |
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Si tratta di uno di quei romanzi formati da più storie, che in partenza viaggiano su sedi proprie per poi intersecarsi gradualmente, fino a creare una rete di rapporti e relazioni condivise. Nello specifico qui abbiamo 4 storie principali: un ex calciatore di seria A finito nel dimenticatoio, un carcerato che ha a che fare con un processo di riabilitazione sociale, un immigrato ucraino bellissimo, un ragazzino che conosce gli abbandoni. Attorno a queste 4 storie gravitano altri personaggi, con altrettante storie e accadimenti minori.
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Scritto da Vito Ferro
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Martedì 29 Giugno 2010 00:00 |
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Un viaggio alla ricerca di una donna, misteriosa quanto basta a far accendere la curiosità (ecco il filo rosso di continuità tra Ulisse e questo libro: la curiosità) del protagonista, squattrinato e scompigliato autore di un libretto di poesie “guazzabuglio di idee confuse, veloci, alcoliche” (in pratica le idee di tutti); una donna conosciuta via internet, la sola lettrice del suddetto libro di poesie che abbia manifestato interesse per le stesse. Donna maliziosa, frizzante, pazza.
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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Lunedì 28 Giugno 2010 00:00 |
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Cola Napoli vive in una rete di rapporti fatta di maglie che si stringono e si aprono alla bisogna, affiliazioni, tradimenti, avvertimenti, uccisioni, onore e onorati, santi a cui votarsi. E Cola Napoli in questa fitta rete è solo, solo nell’insicurezza dell’umore, nell'idea romantica di Carmeluzza, solo nell'incapacità strafottente di abbassare lo sguardo.
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Le leggende inedite di Virgilio |
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Scritto da Alessia Mocci
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Lunedì 21 Giugno 2010 00:00 |
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Le ricerche di Charles Godfrey Leland sono state caratterizzate dalla copertura di due aree geografiche italiche: la Romagna e la Toscana. Intervistando il popolo, lo studioso, ha potuto raccogliere molte informazioni e una vasta mole di opere folcloristiche riuscendo a stilare un’idea precisa di ciò che Virgilio è stato per l’Italia: un poeta-mago pagano sopravvissuto alla cristianità; anzi è proprio durante il cirstianesimo che la sua fama è aumentata.
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La corsa alla green economy |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 14 Giugno 2010 00:00 |
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Il concetto di democrazia energetica potrebbe accompagnarsi ad un’altra provocazione proveniente dagli sterili (eppure assai naturali!) campi della critica culturale: “sostenibile” non sia allora un marchio da apporre sul packaging di un prodotto qualsiasi, ma sia il prodotto esso stesso di un processo di elaborazione, mirato alla solidarietà intergenerazionale. Produrre bene oggi, per poter continuare a produrre, e produrre meglio, domani.
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Scritto da Simone Olla
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Lunedì 07 Giugno 2010 00:00 |
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I cani vanno avanti, corrono, e permettono al norvegese Amundsen di raggiungere il polo sud prima degli inglesi – che ai cani avevano preferito i cavalli. I cani vanno avanti, dentro una capsula alla conquista dello spazio. Come Laika. Emma vuole raccontare questo smarrimento, questo slancio emozionale che l'uomo trasformerà in lancio emozionante. Basta saghe familiari firmate a quattro mani con il marito Saverio. «Emma si siede, sfiora la tastiera ferdda, e con un pericoloso e compiuto senso del reato, scrive.»
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Scritto da Fabio Mele
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Lunedì 31 Maggio 2010 00:00 |
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C’è spazio per l’amore, nel contesto di continua sospensione, di uno stato destinato a cambiare ogni secondo, senza nessuna idea neppure del futuro prossimo. La sofferenza e l’ansia dei protagonisti, però, lo sovrastano e lo inghiottono, impedendo lo sviluppo di una serie di mondi possibili e lasciandoli annegare in problemi più grandi di loro cui nemmeno l’amore riesce a far fronte.
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 24 Maggio 2010 00:00 |
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L’irriflessività di questo idioma penetra anche nella lingua poetica del registro, annullando la categoria logico-sintattica del “verbo riflessivo”, a favore della possibilità – mediaticamente possibile, ma assai poco probabile – di una transitività assoluta (e quindi onnivora, o, per meglio dire ‘onni-desiderante’, ed effimera a uno stesso tempo). Fame degli individui, ma soprattutto fame del Moloch, che agisce attraverso i singoli, etero-guidandoli, ma lasciandoli nella percezione illusoria di essere i padroni, anziché le vittime, delle proprie scelte.
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Scritto da Gian Paolo Faella
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Lunedì 17 Maggio 2010 00:00 |
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Patagonìa è soprattutto un romanzo dalla natura profondamente doppia, che nei suoi due diversi finali rende esplicita molta della propria ambiguità, che più sottilmente è presente in tutto il testo. Un racconto, certo, ma anche un rito di espiazione, che attraverso il virtuosismo, quasi mai fine a se stesso, delle sue soluzioni linguistiche, racconta il percorso della liberazione da parte di Rosa dagli incubi di una relazione venticinquennale, il cui fuoco di passione è stato da tempo immemorabile ucciso dall’Abitudine, e che è tenuta in piedi quasi soltanto dagli eccessi di Violenza del personaggio maschile.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 10 Maggio 2010 00:00 |
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In un periodo dove ai libri non si chiede altro che descrivere bene ciò che tutti sono in grado di vedere ogni giorno e farsi leggere nel più breve tempo possibile, Gentilissimo cerca di ridare il vecchio significato alla parola “letteratura”, ponendo dei quesiti e facendone germogliare altri nella mente di chi legge, non venendo dimenticato una volta chiusa l’ultima pagina.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 03 Maggio 2010 00:00 |
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Una storia che a un certo punto si biforca, per ricongiungersi poi solo sul finale; apparentemente semplice, ma cui ci si potrebbe dedicare parecchio tempo per eviscerarne riflessioni sul “doppio”, sull’”identità”, sull’immagine che gli altri hanno di noi, sulla morte, sul come vivere la vita.
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Gli avventurosi siciliani |
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Scritto da Domenico Tringali
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Martedì 27 Aprile 2010 00:00 |
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Commistione di povertà, sfruttamento, malaffare ed ingiustizia, ciò che spinge via da questa terra; ma anche voglia di riscatto, emigrando al nord o all’estero pur di concludere qualcosa di buono; dignità e amore per il luogo in cui si è nati e continua speranza che prima o dopo le cose possano cambiare, anche se il livello della lotta appare troppo basso.
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Scritto da Barbara Gozzi
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Martedì 20 Aprile 2010 00:00 |
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È lo scorcio di un vivere fatto di lunghe distanze. E pochi ma preziosi respiri. Dove i piaceri si alternano ai doveri, agli sfinimenti declinati, insoddisfazioni, vuoti, paure. Dove le affezioni sono faticose ma intense e resta una profonda consapevolezza di quanto sia complicato, dolce e distruttivo, essere, stare, volere, prendere ma poi anche ceder(si)e, fuggire, andare, e continuamente, inesorabilmente, cercare avendone anche paura.
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Scritto da Patrizia Sergio
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Lunedì 19 Aprile 2010 00:00 |
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Il lettore è sin da subito coinvolto nella realtà che l’autore crea abilmente. Nonostante l’intero lavoro sia giocato sulla leggerezza, è inopinabile che ciò è possibile solo a coloro che hanno una piena padronanza tecnica.
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Scritto da Vito Ferro
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Martedì 13 Aprile 2010 00:00 |
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Senza abbandonarsi alla freddezza del reportage giornalistico (troppi o forse mai abbastanza, ma non in grado, nella loro lucidità, di raccontare per davvero il disagio di chi vive ai margini: questo primato spetta ancora alla letteratura), le storie narrate in questi brevi racconti hanno volti e nomi propri, luoghi minimi di una geografia del dolore interiore e manifesto e gesti di una spietata delicatezza, sono la letteratura naturalista di un mondo che ci è prossimo, probabilmente l’unico vero mondo.
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Scritto da Davide Gianetti
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Lunedì 12 Aprile 2010 00:00 |
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Sullo sfondo, il terribile potere matriarcale delle Custodi, interessante riflesso di quell’esasperata ginefilia così caratteristica di questo nostro Occidente, e il misterioso quadrato di Blaum, luogo, o forse zona del cosmo dove le stelle vengono inghiottite da una forza sconosciuta. Dissipazione del genere umano, solitudine e alienazione attraversano come lampi sinistri il romanzo di Gardella, premonizione, prima che romanzo, di un baratro sotto i nostri piedi, o sopra le nostre teste.
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Scritto da Patrizia Sergio
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Martedì 06 Aprile 2010 00:00 |
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I punti di contatto con la realtà svaniscono pagina dopo pagina e predomina una grottesca surrealtà. La voce narrante calibra le parole in modo che restino aggrappate sulla pagina e rintocchino nel cervello del lettore. Nulla è immediato, c’è un’urgenza che è quella del comprendere ancor prima del sentire. Lo sguardo è disincantato, l’analisi amara e per nulla scontata.
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Prove tecniche di romanzo storico |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Martedì 30 Marzo 2010 00:00 |
Le Prove tecniche di romanzo storico escono quando la carriera letteraria e artistica dell’autore, Marco Palasciano, è iniziata ormai da tempo, ma ne costituiscono punto alto, toccato in partenza, con i 24 anni e con la loro disinvoltura incosciente. E meno male che Palasciano non ha coscienza, ma soltanto spirito.E di quello che fa ridere, anche.
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Scritto da Barbara Gozzi
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Lunedì 29 Marzo 2010 00:00 |
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Polaroid è un piccolo libro, piccolo nelle dimensioni, centoquaranta pagine, dieci racconti, dieci euro. E le immagini sputate da una macchina fotografica istantanea sono il corpo giusto a rappresentarne sensi e approcci. Gianluca Mercadante tenta una miscelazione pericolosa e importante: eventi di storia recente, shakerati e sottilmente mescolati con narrazioni, personaggi, dialoghi, trame.
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Scritto da Davide Gianetti
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Lunedì 22 Marzo 2010 00:00 |
Contributo culturale che difficilmente, per adottare il pessimismo della realtà caro al nostro, penetrerà l’assordante e chiassosa cortina dei vari battage letterari, ma che nondimeno assume i contorni di un’operazione necessaria, specie di questi tempi. Privo di una morale consolatoria, troppo facile per Schmidt, “Specchi neri” elargisce a piene mani il suo miele (o fiele, dipende dai punti di vista) esistenziale, intriso di ateismo morale - che richiama l’essere umano a un sussulto di dignità consistente nell’accettazione di quell’amor fati che però è anche libertà di trascendere i limiti predeterminati – di pessimismo cosmico a forti tinte gnostiche, di amarezza per il destino dell’uomo che quotidianamente, incessantemente, degrada se stesso a creatura informe e provvisoria.
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Scritto da Graziana Lucarelli
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Martedì 16 Marzo 2010 00:00 |
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Ci sono tante famiglie, tante coppie, tanti bambini nelle poesie di Fabiano Alborghetti, o forse è sempre la stessa coppia con lo stesso bambino. Sta di fatto che i suoi sono testi per adulti: sono parole e pensieri di mariti con doppie vite, di madri schiave di estetiche da modella, di figli incapaci di svolgere il proprio ruolo. L’obiettivo non è però la facile critica moralistica, tutt’altro.
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Scritto da Domenico Tringali
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Lunedì 15 Marzo 2010 00:00 |
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A una lettura spesso divertente si mischia la poesia, la solitudine, le aspettative deluse e quella accettate per fedeltà al sovrano. E la morte. La morte è una presenza costante. Timida all’inizio e poi sempre più evidente, una coprotagonista capace di rivelarsi lentamente, ma che non impaurisce. Da qui tutto è lontano è una prosa intrisa di poesia.
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Scritto da Giulia Pazzola
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Martedì 09 Marzo 2010 00:00 |
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Dentro di sé Pina sa immediatamente che non si tratta di “peccato”, che non c’è niente di spaventoso, niente di cui debba vergognarsi per l’amore verso un’altra donna; per Sara invece non è facile accettare ciò che sta nascendo tra loro. Tuttavia entrambe si arrendono ben presto all’intensità del sentimento e della passione che le lega. “Si siede, è accanto a me. E ride. E io le prendo ancora la mano e la stringo. E non ci diciamo più niente. Noi due da sole dentro il buio. Con il cielo che ci casca addosso e il mare che si prende il ritmo dei nostri affanni e li fa diventare musica. Noi che da lontano sentiamo solo i colpi dei tamburi della banda, noi che da lontano vediamo un puntino nero col cuore spezzato. E non ci diciamo niente. E poi io che l’abbraccio. E noi che restiamo abbracciate non so per quanto tempo, schiacciate contro la notte che ci culla e ci perdona.”
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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Lunedì 08 Marzo 2010 00:00 |
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Intanto vorrei che Nina fosse una mia amica. E al di là di questo gergo tutto postmoderno che, sì, in effetti fa tanto Emilia ormai, bhè Nina è proprio irresistibile: la ciccia, l’inadeguatezza, la malinconica vitalità, la tagliente autorinoia, Nina Nihil giù per terra è un mondo fatto di cose di tutti e di cose tutte sue, è una specie di guazzabuglio di romanticherie e umorismo, è come guardare il mondo da un’altra prospettiva, qualcosa tipo il pavimento, e parlargli, al mondo.
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Scritto da Simone Olla
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Martedì 02 Marzo 2010 00:00 |
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Gli ha fatto dono del suo francescanesimo durante un'alba di quel luglio sbriciolo: Mister Buonanotte camminava scalzo nel cortiletto di Villa Seurat e i pezzi sparsi li ha raccolti uno ad uno: Le unghie di Deleuze erano talmente lunghe che si giravano all'interno. Io invece ho visto un cane con le unghie delle zampe che si infilavano nei polpastrelli talmente erano lunghe. Si chiamava Vanessa quel cane. E non si faceva carezzare da nessuno. Le hai viste per davvero le ugna di Deleuze?
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Scritto da Milvia Comastri
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Lunedì 01 Marzo 2010 00:00 |
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Se uno degli scopi della narrativa è far scaturire emozioni nel lettore, il romanzo di esordio della palermitana Simona Dolce (classe 1984), assolve in pieno questa finalità. Già dalle prime pagine e a mano a mano che si prosegue nella lettura di “Madonne nere” (Nutrimenti, 2008) si viene travolti dalle emozioni, e non solo per la storia narrata, ma per lo stile di scrittura utilizzato dalla giovane autrice: ossessiva, paludosa, martellante, a volte brutale, simile a una musica rap che scava nell’animo e chiede risposte.
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Scritto da Lorenzo Mari
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Martedì 23 Febbraio 2010 00:00 |
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In un momento di svalutazione e declino, quando non di dileggio e di aperta ostilità, di ciò che può rappresentare la diversità culturale, la narrazione di Alessandro Marchi ha il piglio virale di chi esplora le piccole tensioni e le divergenze che si creano, invece, in un ambito di vicinanza culturale, nonché storica e politica, per aprire nuove prospettive. Il suo esordio narrativo non fornisce nuove esperienze della realtà, ma, proustianamente, nuovi occhi per farne esperienza.
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Scritto da Barbara Gozzi
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Lunedì 22 Febbraio 2010 00:44 |
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Di viaggi, nomadismi, errare respirando luoghi e frammenti Francesca Mazzucato ne ha fatto uno status preciso, un modo di essere, vivere, scrivere, assorbire, ascoltare e intensamente, carnalmente, trasmutare in parole, storie, voci e sensi. Il suo ultimo libro, tassello di un mosaico ben più ampio, complesso, frammentato e sfilacciato ma non per questo meno denso e insinuante, esce per la piccola e coraggiosa casa editrice Historica, "Romanza di Zurigo" si intitola, "mosaico eretico e visionario" ne anticipa sapori.
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Scritto da Vito Ferro
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Martedì 16 Febbraio 2010 00:00 |
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Ne Il sostituto, l’ottimo Luca Ricci, ci restituisce un ritratto coniugale allucinato e in quanto tale vero, verissimo. E che dire della spietata (senza pietà: né attiva né ricevuta) velina di Eliselle? La sua immagine si sogna già riflessa nelle televisioni di tutta Italia, mentre il suo corpo se ne sta impantanato nella cioccolata e nel compromesso umiliante. Un padre malato, nel racconto di Elena Varvello sembra mostrarci, paradossalmente, la via della salute interiore; il lutto minimo della morte del proprio cane, nello scritto di Diego Fontana, diventa emblema della costrizione a cui sono sottoposti i nostri sentimenti da parte della mancanza di libertà, dall’istituzionalizzazione perfino del dolore; anche una semplice ricerca di fumo da parte di ragazzini vogliosi di esperienza è destinata a concludersi con lo smacco, sia esso un semplice schiaffo davanti ad una cena triste.
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Scritto da Antonio Tirelli
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Lunedì 15 Febbraio 2010 00:00 |
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Un’eco pirandelliana è udibile lungo le pagine di questo libro, la trama del quale pone il proprio fulcro nella palese contraddizione che affida ad un uomo bollato come incapace di intendere e di volere (l’anziano professore) le riflessioni più profonde rispetto agli argomenti che il romanzo vuole affrontare.
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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Lunedì 08 Febbraio 2010 00:00 |
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A pagina trentasette ti rendi conto d'esserti imbarcato in un'impresa ricca d'imprevisti quanto di serendipità. Ti trovi a spalancare le porte agl'archetipi narrativi wasp [white, anglo-saxon, protestant], e pigli a sottolineare passi che ti sembran significativi d'un certo mood, d'una certa predisposizione della Thompson ad affondare [consapevolmente?] nei corsi e ricorsi della litterae britannica.
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Scritto da Erwin De Greef
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Lunedì 01 Febbraio 2010 00:00 |
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Frequentatore dei circoli culturali e amico dei Simbolisti, scrive per “La Vogue” contribuendo a dar fama ai lavori di Bonnard, Pisarro, Seurat e Toulouse – Lautrec. Collabora anche con “Le Père Peinard” e “En Dehors” di cui arriva a ricoprire l’incarico di direttore. In seguito, per otto anni, è alla direzione della rivista “Revue Blanche” per poi passare a “Le Figaro” e “Le Matin”, dove dal 1906 scrive senza firmarli circa millecinquecento romanzi in tre righe.
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L'elenco universale delle cose tristi |
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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Martedì 26 Gennaio 2010 00:00 |
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E poi c’è Nadine, una giovane dai natali misteriosi, che con la sua bellezza incanta gli avventori della locanda che fanno a gara per conquistarla raccontandole, come la stessa ragazza chiede, storie anch’esse tristi. Ma a dispetto di questo e del titolo, il romanzo di Italo Gilles Lasalle è tutt’altro che triste, anzi, è una miscela di quel realismo magico tipico della letteratura sudamericana e di un gusto raffinato tutto mittleuropeo che lo rende avvincente e frizzante.
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La pioggia blu – Cronovisioni |
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Scritto da Satya Marino
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Lunedì 25 Gennaio 2010 00:00 |
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L’autore accompagna il lettore in un viaggio nelle dimensioni del reale, attraverso l’uso del cronovisore, una macchina del tempo che esplora il futuro e ripercorre il passato. Ci si trova davanti ad un mondo fatto immagini cronovisive, poetiche e surreali.
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Scritto da Antonio Tirelli
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Martedì 19 Gennaio 2010 00:00 |
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Nick Cave ci lascia credere che la catastrofe sia lì dietro l’angolo pronta a manifestarsi, quando de facto essa si è già manifestata e ha già mietuto le sue vittime. Il mondo è morto e non se n’è reso conto, esattamente come Bunny Munro, condannato sin dall’ incipit del libro, continua a muoversi e a vivere (?) la sua vita dissoluta e inconcludente. Il mondo è morto e al piccolo Bunny junior, vero centro nevralgico del racconto, non resta altro da fare che seguire quel padre cui egli tributa tutto l’amore incondizionato che la sua purezza gli permette di regalare.
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La Signora Irma e le nuvole |
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Scritto da Dario Falconi
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Martedì 05 Gennaio 2010 00:00 |
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La lettura della raccolta di racconti “La Signora Irma e le nuvole”(Fara Editore 2007) di Subhaga Gaetano Failla ha sortito un insolito effetto sulla mia persona. Una paradossale sensazione di straniamento e sospensione, un afflato di leggerezza surreale, un temprante anelito d’evasione hanno contraddistinto il mio percorso attraverso il libro, conducendomi in limbi onirici distanti dalla contingenza narrativa, violentando la mia volontà raziocinante d’apprendista critico.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 04 Gennaio 2010 00:20 |
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Gianni Tetti descrive e sceneggia alla perfezione queste realtà marginali, utilizzando ad hoc una tipologia di prosa conosciuta e rodata, che ben si adatta ai temi trattati; sincopata, frammezzata, breve, a tratti cruda, apparentemente semplice, la lingua del giovane autore sassarese sorregge una narrazione in prima persona permettendo al lettore di star dietro al flusso di coscienza dei personaggi principali e di seguirli nelle loro follie, che si rivelano innocentemente nella descrizione metodica degli atti più quotidiani.
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