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| Vedi Cuba e poi muori |
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| Scritto da Erwin de Greef |
| Mercoledì 04 Novembre 2009 16:48 |
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L‘’isola di Cuba come «una nave errante» lontana dal mondo. Al suo centro, L’Avana, all’inizio del nuovo millennio, è una metropoli da vedere come città-donna, «sesso femminile pieno di edifici sconquassati», utero della ribellione e fallo del malcontento. L’Avana che incute timore con le sue ombre screziate e la gente che esce a notte fonda. L’Avana è la città della fame, dell’illegalità, dei contrabbandi, del sesso a pagamento. E questa vetrina di esseri umani negati alla legge è comunque l’isola della felicità, degli amori clandestini, delle fortune che si fanno e che si perdono, dei colori e degli odori, delle sbronze di rum, della musica caraibica e dei sigari Montecristo e Partagás. In quest’isola, l’ambizione della gente sembra essere quella «di esistere senza esistere» in una strana mescolanza di meraviglia e di passione, schizofrenia e allucinazione. Le otto storie qui raccolte, a cura di Danilo Manera, sono la narrazione colta, sincera, appassionata e sofferta di una generazione che si racconta come storia di un’emancipazione senza fine. |




Autore: Danilo Manera (a cura di)


