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Scritto da Domenico Tringali
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Lunedì 06 Settembre 2010 00:00 |
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Diversi viaggi con i quali permettere alla città di insinuarsi nel corpo, con i quali approfondirne la conoscenza pur mantenendo costanti alcuni punti di riferimento: luoghi e locali particolarmente cari all’autrice, la lettura e la scrittura, la presenza di grandi dell’arte eletti a guardiani, la ricerca non solo storica o artistica o aneddotica, ma anche un’esplorazione inevitabile nella solitudine, nella libertà di una città dalla quale ci si sente accolti.
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Scritto da Carlo Schiavo
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Lunedì 30 Agosto 2010 00:00 |
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Sette racconti intensi, e soprattutto molto ben congegnati e scritti. In Commedia fragile il Narratore è un dio difettoso, un osservatore distaccato e venato di amarezza e disillusione; Il non più giovane Holden procede per elementi che si riprendono, accumuli successivi e a volte concentrici, fra descrizione e flusso interiore, con scivolamenti quasi cantilenanti e musicali dei punti di vista, che rilasciano effetti di straniamento.
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viaggio obliquo (poesie 1995-2009) |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 23 Agosto 2010 00:00 |
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Come nella migliore tradizione sperimentale (qualunque cosa voglia dire l’espressione sibillina: “tradizione sperimentale”), la domanda sull’essenza della poesia è inaugurale, ma scivola subito nel paradosso di una risposta che, seppur meditata e articolata, non può mai essere definitiva. (Il crisma del definitivo è stigma del fallimento, come si cercherà di dimostrare…)
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La mia waterloo ventricolare |
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Scritto da Graziana Lucarelli
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Lunedì 16 Agosto 2010 00:00 |
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La copertina mi ha fuorviato, o meglio mi ha fatto pensare che quello di Roberto Di Egidio fosse un libro da non prendere troppo sul serio e in effetti, purtroppo e in parte, lo è. Il titolo, immaginifico e discretamente ispirato, parla di battaglie e sconfitte del cuore ma, proprio perché “ventricolari”, le battaglie escono dai confini della sfera emotiva per concretizzarsi nel mondo e assumere le forme più svariate: terremoti, funghi atomici, distributori automatici di coca-cola sbalzati dal terreno, ma non solo.
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Scritto da Alessia Mocci
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Giovedì 12 Agosto 2010 00:00 |
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L’autrice, Patrizia Gallo, attraverso il poemetto in prosa è riuscita a costruire un telaio letterario di perfetta fattura amalgamando il filo della poesia con il filo della prosa poetica, ed ancora il filo della citazione con il filo dei ricordi di vita della protagonista.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 09 Agosto 2010 00:00 |
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Gli episodi “del passato”, sono narrati con coinvolgimento e non sono circoscritti al mondo scolastico. Ne esce un affresco pittoresco del complesso popolare del “palazzo Rosso” di Arcella (Imola), dove si muovono quelle tipologie di personaggi della vita reale e di situazioni domestiche che oramai sono estinte. È una vita di quartiere descritta deliziosamente, anche se viene calcata troppo la mano sull’inflazionato espediente del citare e ripetere precise marche di prodotti e programmi televisivi dell’epoca.
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Scritto da Simone Rossi
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Mercoledì 04 Agosto 2010 00:00 |
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Iacopo Barison si scrive con la I e ha scritto un romanzo che si chiama 28 Grammi dopo (Voras Edizioni). Sì, sono grammi di fumo. Sì, è un titolo un po’ così che richiama l’apocalittico 28 Giorni dopo che, se non sbaglio, dovrebbe essere dello stesso regista di Trainspotting. È nato nel 1988, Iacopo, questo è il suo primo romanzo e l’ha scritto due anni fa. Ci verrebbe bene un film tipo L’Odio, se fossimo gente interessata alla trama: c’è un protagonista e due spalle e tutti e tre si drogano tantissimo, poi c’è una ragazza bellissima e dei delinquenti con i tatuaggi della malavita messicana, a Milano piove e si sta di merda e l’umanità, in generale, è uno spreco di energia creativa.
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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Lunedì 02 Agosto 2010 00:00 |
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I cani, quelli là fuori ma pure quelli là dentro, dentro al libro di Tetti, sono uni e trini. Sono i mammiferi domestici della razza dei canidi. Sono le persone spregevoli. E poi sono pure un po' l'innesto meccanico della morte. Che a pensarci, son altri gl'animali a cavallo dei quali vien l'idea della morte: i ratti, le mosche, i vermi, mica i cani. Certi dittatori cileni. Attraverso gl'occhi del Camaleonte, passa alle volte, la morte. Ma mai pei denti dei cani.
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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Lunedì 26 Luglio 2010 00:00 |
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L’emigrante è l’affannoso centro del romanzo di Maffìa, la frustazione dello sdradicamento, l’emarginazione un po’ voluta, un po’ subita, la lontananza dagli affetti: “Gli emigranti sono vermi fuori posto, non vivono nella mela dove sono cresciuti, nella ciliegia sull'albero, ma dentro un piatto estraneo e rischiano d'essere schiacciati a ogni istante.”
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In questo bar non consuma nessuno |
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Scritto da Fabio Mele
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Lunedì 12 Luglio 2010 00:00 |
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Zanobbi ci regala uno spaccato sociale, quello degli anni Settanta appunto, vissuti nell’area marchigiana, dove micro e macro-vicende si fondono in un unicum. La storia coinvolge il lettore nella vita di tutti i giorni del protagonista, dall’adolescenza alla gioventù, dalla sua famiglia al gruppo di amici, dal bar in cui si ritrovano alle avventure con le ragazze, fino all'età adulta.
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Passaggi e altri abbandoni |
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 05 Luglio 2010 00:00 |
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Si tratta di uno di quei romanzi formati da più storie, che in partenza viaggiano su sedi proprie per poi intersecarsi gradualmente, fino a creare una rete di rapporti e relazioni condivise. Nello specifico qui abbiamo 4 storie principali: un ex calciatore di seria A finito nel dimenticatoio, un carcerato che ha a che fare con un processo di riabilitazione sociale, un immigrato ucraino bellissimo, un ragazzino che conosce gli abbandoni. Attorno a queste 4 storie gravitano altri personaggi, con altrettante storie e accadimenti minori.
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Scritto da Vito Ferro
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Martedì 29 Giugno 2010 00:00 |
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Un viaggio alla ricerca di una donna, misteriosa quanto basta a far accendere la curiosità (ecco il filo rosso di continuità tra Ulisse e questo libro: la curiosità) del protagonista, squattrinato e scompigliato autore di un libretto di poesie “guazzabuglio di idee confuse, veloci, alcoliche” (in pratica le idee di tutti); una donna conosciuta via internet, la sola lettrice del suddetto libro di poesie che abbia manifestato interesse per le stesse. Donna maliziosa, frizzante, pazza.
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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Lunedì 28 Giugno 2010 00:00 |
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Cola Napoli vive in una rete di rapporti fatta di maglie che si stringono e si aprono alla bisogna, affiliazioni, tradimenti, avvertimenti, uccisioni, onore e onorati, santi a cui votarsi. E Cola Napoli in questa fitta rete è solo, solo nell’insicurezza dell’umore, nell'idea romantica di Carmeluzza, solo nell'incapacità strafottente di abbassare lo sguardo.
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Le leggende inedite di Virgilio |
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Scritto da Alessia Mocci
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Lunedì 21 Giugno 2010 00:00 |
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Le ricerche di Charles Godfrey Leland sono state caratterizzate dalla copertura di due aree geografiche italiche: la Romagna e la Toscana. Intervistando il popolo, lo studioso, ha potuto raccogliere molte informazioni e una vasta mole di opere folcloristiche riuscendo a stilare un’idea precisa di ciò che Virgilio è stato per l’Italia: un poeta-mago pagano sopravvissuto alla cristianità; anzi è proprio durante il cirstianesimo che la sua fama è aumentata.
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La corsa alla green economy |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 14 Giugno 2010 00:00 |
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Il concetto di democrazia energetica potrebbe accompagnarsi ad un’altra provocazione proveniente dagli sterili (eppure assai naturali!) campi della critica culturale: “sostenibile” non sia allora un marchio da apporre sul packaging di un prodotto qualsiasi, ma sia il prodotto esso stesso di un processo di elaborazione, mirato alla solidarietà intergenerazionale. Produrre bene oggi, per poter continuare a produrre, e produrre meglio, domani.
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Scritto da Simone Olla
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Lunedì 07 Giugno 2010 00:00 |
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I cani vanno avanti, corrono, e permettono al norvegese Amundsen di raggiungere il polo sud prima degli inglesi – che ai cani avevano preferito i cavalli. I cani vanno avanti, dentro una capsula alla conquista dello spazio. Come Laika. Emma vuole raccontare questo smarrimento, questo slancio emozionale che l'uomo trasformerà in lancio emozionante. Basta saghe familiari firmate a quattro mani con il marito Saverio. «Emma si siede, sfiora la tastiera ferdda, e con un pericoloso e compiuto senso del reato, scrive.»
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Scritto da Fabio Mele
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Lunedì 31 Maggio 2010 00:00 |
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C’è spazio per l’amore, nel contesto di continua sospensione, di uno stato destinato a cambiare ogni secondo, senza nessuna idea neppure del futuro prossimo. La sofferenza e l’ansia dei protagonisti, però, lo sovrastano e lo inghiottono, impedendo lo sviluppo di una serie di mondi possibili e lasciandoli annegare in problemi più grandi di loro cui nemmeno l’amore riesce a far fronte.
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Scritto da Lorenzo Mari
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Lunedì 24 Maggio 2010 00:00 |
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L’irriflessività di questo idioma penetra anche nella lingua poetica del registro, annullando la categoria logico-sintattica del “verbo riflessivo”, a favore della possibilità – mediaticamente possibile, ma assai poco probabile – di una transitività assoluta (e quindi onnivora, o, per meglio dire ‘onni-desiderante’, ed effimera a uno stesso tempo). Fame degli individui, ma soprattutto fame del Moloch, che agisce attraverso i singoli, etero-guidandoli, ma lasciandoli nella percezione illusoria di essere i padroni, anziché le vittime, delle proprie scelte.
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Scritto da Gian Paolo Faella
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Lunedì 17 Maggio 2010 00:00 |
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Patagonìa è soprattutto un romanzo dalla natura profondamente doppia, che nei suoi due diversi finali rende esplicita molta della propria ambiguità, che più sottilmente è presente in tutto il testo. Un racconto, certo, ma anche un rito di espiazione, che attraverso il virtuosismo, quasi mai fine a se stesso, delle sue soluzioni linguistiche, racconta il percorso della liberazione da parte di Rosa dagli incubi di una relazione venticinquennale, il cui fuoco di passione è stato da tempo immemorabile ucciso dall’Abitudine, e che è tenuta in piedi quasi soltanto dagli eccessi di Violenza del personaggio maschile.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 10 Maggio 2010 00:00 |
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In un periodo dove ai libri non si chiede altro che descrivere bene ciò che tutti sono in grado di vedere ogni giorno e farsi leggere nel più breve tempo possibile, Gentilissimo cerca di ridare il vecchio significato alla parola “letteratura”, ponendo dei quesiti e facendone germogliare altri nella mente di chi legge, non venendo dimenticato una volta chiusa l’ultima pagina.
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Scritto da Marco Mazzucchelli
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Lunedì 03 Maggio 2010 00:00 |
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Una storia che a un certo punto si biforca, per ricongiungersi poi solo sul finale; apparentemente semplice, ma cui ci si potrebbe dedicare parecchio tempo per eviscerarne riflessioni sul “doppio”, sull’”identità”, sull’immagine che gli altri hanno di noi, sulla morte, sul come vivere la vita.
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Gli avventurosi siciliani |
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Scritto da Domenico Tringali
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Martedì 27 Aprile 2010 00:00 |
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Commistione di povertà, sfruttamento, malaffare ed ingiustizia, ciò che spinge via da questa terra; ma anche voglia di riscatto, emigrando al nord o all’estero pur di concludere qualcosa di buono; dignità e amore per il luogo in cui si è nati e continua speranza che prima o dopo le cose possano cambiare, anche se il livello della lotta appare troppo basso.
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Scritto da Barbara Gozzi
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Martedì 20 Aprile 2010 00:00 |
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È lo scorcio di un vivere fatto di lunghe distanze. E pochi ma preziosi respiri. Dove i piaceri si alternano ai doveri, agli sfinimenti declinati, insoddisfazioni, vuoti, paure. Dove le affezioni sono faticose ma intense e resta una profonda consapevolezza di quanto sia complicato, dolce e distruttivo, essere, stare, volere, prendere ma poi anche ceder(si)e, fuggire, andare, e continuamente, inesorabilmente, cercare avendone anche paura.
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Scritto da Patrizia Sergio
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Lunedì 19 Aprile 2010 00:00 |
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Il lettore è sin da subito coinvolto nella realtà che l’autore crea abilmente. Nonostante l’intero lavoro sia giocato sulla leggerezza, è inopinabile che ciò è possibile solo a coloro che hanno una piena padronanza tecnica.
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Scritto da Vito Ferro
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Martedì 13 Aprile 2010 00:00 |
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Senza abbandonarsi alla freddezza del reportage giornalistico (troppi o forse mai abbastanza, ma non in grado, nella loro lucidità, di raccontare per davvero il disagio di chi vive ai margini: questo primato spetta ancora alla letteratura), le storie narrate in questi brevi racconti hanno volti e nomi propri, luoghi minimi di una geografia del dolore interiore e manifesto e gesti di una spietata delicatezza, sono la letteratura naturalista di un mondo che ci è prossimo, probabilmente l’unico vero mondo.
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Scritto da Davide Gianetti
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Lunedì 12 Aprile 2010 00:00 |
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Sullo sfondo, il terribile potere matriarcale delle Custodi, interessante riflesso di quell’esasperata ginefilia così caratteristica di questo nostro Occidente, e il misterioso quadrato di Blaum, luogo, o forse zona del cosmo dove le stelle vengono inghiottite da una forza sconosciuta. Dissipazione del genere umano, solitudine e alienazione attraversano come lampi sinistri il romanzo di Gardella, premonizione, prima che romanzo, di un baratro sotto i nostri piedi, o sopra le nostre teste.
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Scritto da Patrizia Sergio
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Martedì 06 Aprile 2010 00:00 |
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I punti di contatto con la realtà svaniscono pagina dopo pagina e predomina una grottesca surrealtà. La voce narrante calibra le parole in modo che restino aggrappate sulla pagina e rintocchino nel cervello del lettore. Nulla è immediato, c’è un’urgenza che è quella del comprendere ancor prima del sentire. Lo sguardo è disincantato, l’analisi amara e per nulla scontata.
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Prove tecniche di romanzo storico |
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Scritto da Lorenzo Mari
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Martedì 30 Marzo 2010 00:00 |
Le Prove tecniche di romanzo storico escono quando la carriera letteraria e artistica dell’autore, Marco Palasciano, è iniziata ormai da tempo, ma ne costituiscono punto alto, toccato in partenza, con i 24 anni e con la loro disinvoltura incosciente. E meno male che Palasciano non ha coscienza, ma soltanto spirito.E di quello che fa ridere, anche.
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Scritto da Barbara Gozzi
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Lunedì 29 Marzo 2010 00:00 |
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Polaroid è un piccolo libro, piccolo nelle dimensioni, centoquaranta pagine, dieci racconti, dieci euro. E le immagini sputate da una macchina fotografica istantanea sono il corpo giusto a rappresentarne sensi e approcci. Gianluca Mercadante tenta una miscelazione pericolosa e importante: eventi di storia recente, shakerati e sottilmente mescolati con narrazioni, personaggi, dialoghi, trame.
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Scritto da Davide Gianetti
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Lunedì 22 Marzo 2010 00:00 |
Contributo culturale che difficilmente, per adottare il pessimismo della realtà caro al nostro, penetrerà l’assordante e chiassosa cortina dei vari battage letterari, ma che nondimeno assume i contorni di un’operazione necessaria, specie di questi tempi. Privo di una morale consolatoria, troppo facile per Schmidt, “Specchi neri” elargisce a piene mani il suo miele (o fiele, dipende dai punti di vista) esistenziale, intriso di ateismo morale - che richiama l’essere umano a un sussulto di dignità consistente nell’accettazione di quell’amor fati che però è anche libertà di trascendere i limiti predeterminati – di pessimismo cosmico a forti tinte gnostiche, di amarezza per il destino dell’uomo che quotidianamente, incessantemente, degrada se stesso a creatura informe e provvisoria.
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