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Meldola (FC) - Torniamo a trovarlo alla Casa del Cuculo, tre mesi dopo la prima volta, quando c’ha piovuto dentro. sbriciolu(na)glio, il secondo libro di simone rossi, co-prodotto dai suoi lettori di internet, ha girato l’Italia e oggi torna a casa, a Forlì, dove l’avevamo lasciato il 3 marzo scorso. Stasera, tra le 19 e le 21, il libro verrà letto-con-la-musica sul terrazzo del Diagonál. Simone, dove sei stato in questi mesi? A spasso, con sbriciolu(na)glio nello zaino e nelle scatole e in macchina e nei piedi a fare dei gran reading. Sono stato a Rimini, a Bologna, a Faenza, a Roma, a Milano, a Vimercate, a Siena, a Grosseto, a Civitavecchia, a Torino, a Loiano, al MIAMI in mezzo ai vip, sul blog di Grazia, su Wired, su MenStyle e su Traffic, il programma di RadioDue. Mercoledì 30 vado da Enzo, al programma Polaroid di Radio Città del Capo e voglio almeno andare a Genova. Mi manca Genova. Ma anche a Napoli per esempio, sarebbe bello. E poi Mantova, c’è una libroformaggerìa che proprio… Vip? Quali vip? sbriciolu(na)glio è finito nelle mani di Max Collini degli Offlaga Disco Pax, di Davide Toffolo e anche di Tommaso Cerasuolo, il cantante dei Perturbazione. Recentemente anche in quelle di Vinicio Capossela. Ci sono foto a testimoniare. E come hai fatto? Io non ho fatto niente, ho un promoter eccellente. Si chiama Federico Pucci. Lui dice potrebbe riuscire a vendere l’acqua a un fiume, o almeno ci proverebbe. Ecco: ci prova e ce la fa; come sa far lui le chiacchiere, nessuno. E poi legge dei pezzi di sbriciolu(na)glio, mini-reading che fanno colpo. Bene. torniamo a Forlì: come ci sente a tornare a casa? Un bilancio di questi tre mesi. No, dai, niente bilanci. I bilanci sono per quelli bravi coi numeri e io non lo sono, la bilancia non ce l’ho e nemmeno la calcolatrice nel cassetto che è sempre il solito casino, però è stato uno spasso, ho conosciuto un sacco di gente e tanta mi ha detto che è stata contenta di leggere sbriciolu(na)glio e di vedere i miei reading. E il motivo per cui ho scritto un libro alla fine è per portarlo in giro e leggerlo e conoscere gente. Non hai ancora scelto se essere uno scrittore o un musicista? Macché musicista, non so mica fare: sono uno scrittore a cui piace suonare. La cosa di cui sono certo è che non sono un lettore. Se dovessi dare un voto all’autoproduzione? Dieci, che domande. Internèt è davvero un posto grande e pieno di persone pronte ad ascoltare, l’autoproduzione funziona con i numeri piccoli, con un giro di lettori, i tuoi, che ti seguono e ti seguirebbero comunque, come le band che abbandonano le grandi etichette perché sanno che il loro pubblico li seguirebbe comunque. Internèt accorcia le distanze, mette in contatto, non importa l’editore. Dai, dì la verità: non ti interessano i grandi numeri? Solita storia: i grandi numeri si fanno, purtroppo, coi grandi editori. Ma questo non significa che l’autoproduzione non possa accrescere il numero dei lettori e di persone a cui piace ciò che scrivi. Mi arrivano ancora mail con scritto voglio sbriciolu(na)glio e imbusto libri e li spedisco e ogni tanto prendo su e vado a suonarlo in giro. Va bene così, davvero. Almeno dicci quante copie hai venduto fino ad ora. Quasi 400. Ne ho stampate 500, mi sembra un discreto risultato. Un po’ di domande d’attualità. Cosa pensi delle vuvuzelas? Non vado al cinema, non faccio sport (cit.) e i Mondiali non li guardo, ma sono stato in Etiopia una volta e non avevano le vuvuzelas. In generale vorrei che qualcuno mi raccontasse il calcio, tipo come stanno facendo i Precari in questi giorni. E di Luttazzi? Questa la so. L’originalità ha finito, non si possono attaccare le etichette sulle cose: l’arte, se vogliamo parlare di arte, non è nel dominio della legge, non sta nel diritto. Posso dire cosa penso dell’originalità nell’arte? Non mi interessa da dove l’hai preso, voglio solo sapere dove lo stai portando, e possibilmente ne vorrei un pezzo. Questa l’ho scritta l’altro giorno, e non è nemmeno mia (è di Godard, tipo). E poi Daniele Luttazzi ha usato la semiotica per respingere le accuse di plagio che gli stanno piovendo addosso e un intero capitolo della mia tesi (in semiotica) era dedicato al furto: io sto dalla parte dei ladri, di solito. E se qualcuno ti rubasse dei pezzi di sbriciolu(na)glio e ci facesse più soldi di te? Non lo so, quando succederà ci penserò. Ma qualcuno che ruba da sbriciolu(na)glio c’è già. E poi fare più soldi di me, in generale, è piuttosto facile: basta andare a lavorare. Quasi alla fine: il prossimo libro? Sarà verde, si chiamerà il punto non c’è. Non so altro, per ora. Forse mi cadranno i denti. Raccontaci un po’ dei reading in giro. Il più bello e il più brutto. Non lo dirò mai. Ognuno ha avuto un problema e un sacco di cose bellissime: la gente, l’ambiente, i lettori, i musicisti che hanno suonato con me, le persone che mi hanno ospitato e poi ci sono gli aneddoti che-fanno-ridere-solo-se-c’eri, e quindi adesso non farebbero ridere. Però a Loiano, la settimana scorsa, una signora mi ha detto “Bella questa cosa dei reading con la musica, dovreste portarla in giro”: ecco, questa fa ridere. È stato un piccolo tour, insomma. Ricominceresti daccapo? No, assolutamente. Si va avanti, mica indietro. Non è mai finita con sbriciolu(na)glio. (semi-cit.) |