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A domanda risponde Fabiano Alborghetti PDF Stampa E-mail
Scritto da Graziana Lucarelli   
Venerdì 23 Aprile 2010 00:00


Graziana Lucarelli ::
Le 3 sezioni in cui è strutturato il tuo libro Registro dei fragili sono introdotte, ad eccezione di una frase di Wittgenstein, da citazioni di poeti viventi, colleghi, seppur di generazione diversa dalla tua. Trovo questa scelta bella e coraggiosa. C'è quindi un rapporto positivo coi colleghi poeti? E se sì, esiste allora una classe di poeti contemporanei da seguire e a cui poter fare riferimento? Perché la poesia contemporanea è quasi del tutto assente dai mezzi di comunicazione, dai testi scolastici. Mi chiedo quindi se esiste la poesia contemporanea, chi è che se ne occupa e con quale spirito. Prevale l'idea di una collaborazione verso un obiettivo comune o dominano piuttosto egoismi personalistici?

Fabiano Alborghetti ::
Rispondendo alla prima domanda, ti dico che sì, con molti colleghi c’è un rapporto positivo e di scambio, sia con quanti sono ancora considerati dalla critica “emergenti” (nonostante un percorso già ben definito e solido), sia con poeti ormai consolidati, se non addirittura considerati dei veri e propri “maestri”. Con molti ci frequentiamo, ci vediamo e anche – o sopratutto – leggiamo. Accade anche che si abbia un rapporto di sola lettura con un dato autore che magari personalmente non si conosce, ma questo non incide sul piacere del leggerne, sia che abbia una poetica a me vicina, sia che percorra strade a me lontanissime. La lettura (e la curiosità) devono essere cruciali a prescindere dalla personalità o dal conoscere personalmente tizio o caio. Conta, a mio avviso, l’opera fatta. Poi, se a monte c’è anche un bel rapporto, tanto meglio.

Esiste una forte classe di poeti contemporanei ai quali bisogna fare riferimento, ma bisogna anche distinguere cosa si intende per “contemporaneo”. Trovo il Pagliarani de “La ragazza Carla” o della “Ballata di Rudy” assolutamente attuale, nonostante l’età dell’autore o la data di pubblicazione originale. Ripeto: conta l’opera fatta ed alcune opere restano contemporanee nel tempo, a prescindere dal tempo.
Nell’accezione di poeti viventi, scriventi ed al centro della vita poetica attuale, non posso non citare Fabio Pusterla, Giampiero Neri, ad esempio, ma l’elenco sarebbe davvero lungo e con un occhio diretto anche all’estero: Tony Harrison, Durs Grunbein, Dorothy Porter (australiana), solo per fare un accenno.

Perchè la poesia contemporanea è del tutto assente dai mezzi di comunicazione? Anche  in questo caso sarebbe un discorso molto lungo. Nascono e muoiono una miriade di riviste di poesia o spazi in rete dedicati: sono considerati questi dei mezzi di comunicazione? O sono, perchè rivolti ai pochi che sanno, mezzi elitari e quindi esclusi dal gruppo? La poesia non va in tv. E’ vero, cosi come non ci vanno i libri o ci vanno poco: io vivo in Svizzera e la prima rete il sabato sera in prima serata offre un programma di libri molto accattivante e questo è solo uno dei tanti spazi (senza contare quanto accade poi in radio). Ma credo che qui sia diversa la testa della popolazione. Nei nostri tg non c’è spazio per veline o gossip; tutt’altro accade in Italia... c’è stata dagli anni 70, con la liberalizzazione delle reti televisive, una formazione continua a considerare la tv come IL mezzo di comunicazione e questo a scapito di altro, a scapito della stessa rete nazionale che si è adeguata nel bene e nel male, abbassando il proprio tenore. La poesia non c’è sui quotidiani nazionali? Ma non ci sono nemmeno buoni giornalisti che la possano trattare, tranne qualche rarissimo esempio e qui cito almeno Massimo Raffaeli, critico eccelso.
E nei testi scolastici la poesia dove si ferma? Ungaretti? E dopo cosa è successo? Nessuno ha scritto più? Una marea di insegnanti ignora del tutto cosa sia la poesia, specie quella contemporanea. Se non c’è passaggio di messaggio, ecco che non c’è materia da affrontare. Nemmeno per le case editrici, sia che facciano testi scolastici, sia che abbiano in catalogo  collane di poesia.
Però ti dico: la poesia contemporanea c’è ed è viva, molto viva. Sia quella dei succitati “maestri” che quella delle nuove generazioni, e questo spesso grazie a medi e piccoli editori (ma questo è un altro discorso). E’ cosi viva da essere fin troppo affollata (ed è vero: tutti scrivono ma quasi nessuno legge ed è per questo che, ripeto, la poesia è poco presente nelle grandi case editrici). E’ faticoso scremare ma si trovano perle eccezionali, come ad esempio Fabio Franzin ed il suo ultimo libro, “Fabrica”; Matteo Fantuzzi in “Kobarid”; Simone Cattaneo, prematuramente scomparso. O Massimo Gezzi, Andrea Inglese, Tiziana Cera Rosco, Maria Grazia Calandrone, Silvia Monti e mi fermo perchè i nomi che sarebbero da leggere sono almeno una quarantina.

Chi si occupa della poesia? Qualche critico davvero serio e poi varie sacche di resistenza, e qui penso a Guglielmin con il suo blog,  fucina che sembra appartata ma che nel tempo ha offerto davvero un grande lavoro. Penso a Sebastiano Aglieco, altro ottimo critico. Penso allo stesso Fantuzzi, che col proprio blog affronta molte questioni e spesso genera dibattiti con un gran numero di interventi, o Davide Nota, che potrei considerare un attivista della critica. Il controcanto è poi un oceano di rumore: rivistine, blog privati, blog collettivi, Facebook, tutti a far rumore, rumore, rumore, senza un costrutto e tutti tesi a coltivare l’orto di casa propria, l’amico ed il parente, offrendo eccedenza di materiale che non ha vera sostanza.

La sostanza però la si trova e bisognerebbe premiarla acquistando il libro, i libri che ci piacciono o che vogliamo: per leggere, finalmente leggere!
I mezzi in rete ci sono e se la libreria ha difficoltà si possono contattare direttamente gli editori. Non saranno libri che popolano le vetrine nei centri commerciali, questo è vero; saranno libri del tutto assenti dalle librerie e il grande pubblico non saprà mai nulla del 90% dei poeti attivi sul territorio. Ma noi che sappiamo (e siamo tanti), i buoni libri di poesia compriamoli.
Anche questo gesto combatte l’egoismo personalistico. È già spingersi verso l’altro ed accoglierlo. È già un dialogo.

 

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