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Scritto da Erwin de Greef
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Mercoledì 28 Aprile 2010 00:00 |
Attraverso gli occhi sinceri e sconcertati di Gabriel, José Maria Arguedas racconta le vicende del Sexto, infernale carcere di Lima, dove l’autore fu detenuto, nel 1937, dalla dittatura di Sánchez Cerro. Il Sexto - per la prima volta pubblicato in lingua italiana, con la traduzione di Angelo Morino - come «la replica d’un blocco di loculi del vecchio cimitero di Lima», è diviso in tre piani. Al primo vagabondi e «pacchettari», al secondo stupratori, truffatori, ladri occasionali e omicidi, al terzo i detenuti politici, divisi tra comunisti e apreisti. Il carcere è, dunque, un microcosmo nel quale emergono le figure di Cámac, apreista e sognatore; del giapponese, ingrigito dalla sporcizia; di «Pacasmayo», incarcerato per nulla; di «Rosita», spietato assassino; del medico, strumento di tortura del governo; di «Puñalada», che fa prostituire «Clavel»; del «Pianista», che morirà pazzo; di Maraví, che vende coca e fa contrabbando; e di tanti altri, ma soprattutto di Gabriel, idealista che legge il Don Chisciotte agli altri carcerati. Sarà lui, sognatore e non vinto, a provocare le coscienze di alcuni detenuti, che si rivolteranno contro il corrotto e crudele direttore del Sexto, il «Pato».
[José Maria Arguedas, Il Sexto, Einaudi, Torino 1982] |